di Eleonora Gasparoni e Eleonora Giampieri*
Ripercorriamo insieme le due giornate della quinta edizione di Futurità attraverso l’esperienza di studentesse e studenti dell’università di Filosofia di Macerata.
Parole chiave: futuro, comunità, incertezze, sbocchi professionali, nuove consapevolezze
Futurità è un’iniziativa promossa dal Consiglio Unificato delle Lauree in Filosofia e Scienze filosofiche dell’Università di Macerata in cui gli studenti di Scienze Filosofiche e del III anno di Filosofia hanno l’occasione di mettersi in contatto con esponenti di aziende/ associazioni di vario genere per creare un ponte con il mondo del lavoro.
L'iniziativa ha preso avvio nel Novembre 2021 e il 24 e 25 novembre 2023 si è svolta la sua quinta edizione.
Il percorso formativo prevede la possibilità per relatori e studenti di pernottare e mangiare presso la Domus San Giuliano di Macerata a spese dell’università, rendendo l’esperienza ancora più completa e comunitaria.
L’ossatura degli incontri consta di una parte frontale più informativa concernente l’azienda in generale e le linee guida che la animano, una parte di dialogo con gli studenti, e infine un momento laboratoriale, per riflettere su ciò che si è appreso e farlo risuonare con la propria esperienza personale.
Primo giorno:
La multi-professionalità del filosofo: tra filosofia e intelligenza artificiale
Antonio Galliano (Learning Creation Director w.academy-Digital Business School), Pasquale Borriello (CEO di Arkage)
Ad introdurre e ad aprire la prima giornata di Futurità sono stati Antonio Galliano e Pasquale Borriello con il tema dell’intelligenza artificiale.
Pasquale Borriello è laureato in Informatica Teorica a Roma Tre e in Filosofia e Matematica presso La Sapienza, ed è grazie alla sua posizione di CEO all’interno di Arkage, la prima agenzia post-digital in Italia, che ci ha potuto illustrare come la sua laurea in filosofia gli ha permesso di articolare a più livelli il suo lavoro da informatico. Arkage è un’azienda di comunicazione che si occupa di integrare l’intelligenza artificiale nelle campagne pubblicitarie combinando tecnologia all'avanguardia, narrazioni forti, azioni di influencer e celebrità e strategie di coinvolgimento del pubblico.
Attraverso le domande degli studenti la discussione ha preso in esame lo statuto dell’intelligenza artificiale (AI) al giorno d’oggi, analizzandone i risvolti politici, sociali e morali.
Si è discusso di vari usi dello strumento dell’AI: ChatGPT, il nuovo sistema di OpenAI, un chatbot che mira a rendere l'interazione con i sistemi di intelligenza artificiale più naturale e intuitiva, ne è un esempio. Anche molti mestieri stanno per essere – o sono già stati- sostituiti totalmente o parzialmente dall’intelligenza artificiale, e ciò ha aperto un acceso dibattito durante l’incontro. Le nuove tecnologie ci possono sostituire in toto?
Domande e riflessioni degli studenti:
Utilizzo dell’intelligenza artificiale
In base a cosa vengono selezionate e archiviate le informazioni dall’intelligenza artificiale? La mente umana non archivia i ricordi indistintamente, lo fa sulla base di criteri affettivi, storici, politici: una macchina, al contrario, non può comprendere cosa è importante e cosa no rispetto alla memoria dell’umanità.
Risposta: I dati saranno raccolti tutti, e per noi esseri umani non sarà possibile trovare un senso storico a tutti questi dati. Un ulteriore passo avanti per lo sviluppo delle tecnologie definite intelligenti potrebbe essere quello di insegnare loro ad archiviare gli input in modo critico, anche se la questione rimane ancora aperta per ora.
- Accedere agli stessi siti che ci vengono proposti per primi dai motori di ricerca utilizzati dalla maggior parte degli utenti, ci può influenzare? Non è un modo per esercitare un controllo sulle informazioni a cui abbiamo accesso?
Prima di utilizzare l’AI, non andrebbe fatta un’analisi dei valori della nostra società? Il rischio è quello di trasmettere e riprodurre attraverso l’intelligenza artificiale i pregiudizi e la mentalità chiusa di una parte della società.
Risposta: Sì, sarebbe necessaria una preliminare definizione delle linee guida per l’utilizzo delle intelligenze artificiali, così che la trasmissione delle informazioni sia applicata nel rispetto di tutte e tutti e per evitare che questi strumenti veicolino messaggi devianti.
C’è dell’imprevedibilità nell’uso dell’AI?
Risposta: AI non funziona con gli algoritmi, la sua imprevedibilità deriva dal fatto che l’incredibile quantità delle informazioni che continuamente archivia non è in nessun modo comparabile alla rete neurale limitata dell’essere umano, e per tale motivo qualcosa ci sfugge e ci sfuggirà sempre.
Ci sono leggi per regolare l’AI?
Risposta: Nell'aprile 2021, la Commissione Europea ha proposto il primo quadro normativo dell'UE sull'IA in cui ha proposto che i sistemi di intelligenza artificiale utilizzabili in diverse applicazioni siano analizzati e classificati in base al rischio che rappresentano per gli utenti. I diversi livelli di rischio comporteranno una maggiore o minore regolamentazione. Una volta approvate, queste saranno le prime regole al mondo sull'IA. La priorità per il Parlamento è quella di assicurarsi che i sistemi di intelligenza artificiale utilizzati nell'UE siano sicuri, trasparenti, tracciabili, non discriminatori e rispettosi dell'ambiente. I sistemi di intelligenza artificiale dovrebbero essere supervisionati da persone, anziché da sistemi automatizzati, per evitare conseguenze dannose. Il Parlamento vuole anche stabilire una definizione tecnologicamente neutra e uniforme per l'IA che potrebbe essere applicata ai futuri sistemi di intelligenza artificiale.
Dobbiamo affidarci completamente all’intelligenza artificiale?
Risposta: Dobbiamo fare una ricognizione e una distinzione delle situazioni in cui la macchina è una risorsa fondamentale che, non commettendo errori, può migliorare la qualità della nostra vita e di quelle in cui, al contrario, è necessario che la macchina sia affiancata da un esperto della disciplina.
Ad esempio, se la macchina fosse utilizzata in campo medico potrebbe sostituire il dottore dal punto di vista delle diagnosi semplici ma richiederebbe comunque una supervisione da parte di un esperto per farla dialogare con l’esperienza umana.
La sensibilità umana in rapporto con l’IA
La sensibilità è ancora oggi nell’opinione pubblica il tratto peculiare e innato degli esseri umani. Non ha senso che una macchina mi dica grazie se sto pagando la spesa, perché non sente la gratitudine, non la prova.
Eppure, le intelligenze artificiali, in linea di principio possono imparare le emozioni, se non a sentirle, per lo meno a riprodurle; questo perché hanno a disposizione una serie infinita di dati a cui attingere per delineare un’idea di che cosa, ad esempio, sia la paura, e di quali sono le reazioni che gli esseri umani hanno di fronte a questa. L’IA sa come va il mondo, ma non sa perché.
Come usi l’IA in funzione della tua etica?
Risposta: Io ho ricercato un'azienda che fosse coerente con i miei valori personali e Arkage è risultata essere in linea con i miei principi. L'azienda possiede delle linee guida per un utilizzo efficiente e al tempo stesso etico dell’intelligenza artificiale, che valorizzi le persone che lavorano in quest’ambito: portare il pensiero creativo oltre ogni confine tradizionale, per liberare il vero potenziale di tutte le aziende e le persone che ci lavorano; creare prodotti di comunicazione, consulenza e formazione, digitali e fisici; coltivare un team internazionale diffuso per collaborare con partner e clienti in tutto il mondo; creare un impatto positivo riconosciuto su ambiente, comunità, arte e cultura; lavorare in una struttura senza gerarchie che attiri i talenti e valorizzi naturalmente le skill di ogni persona.
Esperienza laboratoriale
Alla fine dell’incontro, l’attività che Antonio Galliano ci ha proposto è stata quella di capire se noi, in quanto esseri umani, fossimo in grado di distinguere un’immagine originata da un essere umano da una prodotta dall’intelligenza artificiale.
Dopo aver analizzato e discusso alcune immagini, ci è stata svelata la natura artificiale di queste, suscitando reazioni discordanti nei presenti.
Alcuni sostenevano che l’arte può assumere anche uno statuto indipendente dall’essere umano, a patto che riesca a provocare delle emozioni; altri, invece, difendevano con forza la concezione secondo cui un’opera d’arte può nascere soltanto da un essere umano, che prova e rappresenta emozioni in cui gli altri si possono riconoscere.
Caratteristiche tecniche di un buon candidato: curare la motivazione e l’autoformazione
Maia Barilari, Paola Reccia (Facciamo 31)
Il nostro secondo incontro ha visto come protagoniste Maia Barilari e Paola Reccia, due professioniste di Facciamo 31, un ente accreditato per la formazione continua e superiore, una società di consulenza e scuola d'impresa che attraverso interventi formativi e consulenziali guida le aziende al raggiungimento di tre obiettivi: aumento del fatturato; riduzione dei costi; aumento del valore del brand.
Facciamo 31 si occupa di prendere in esame e aumentare l’efficacia operativa delle persone, dal punto di vista professionale, grazie alla formazione interna dei senior tutor rivolta ai dipendenti per aiutarli a comprendere il tipo di azienda e l’obiettivo verso cui si deve andare, e umano, agendo sulla mentalità dei soggetti al fine di organizzarne, in modo proattivo, i comportamenti.
L’idea che il benessere delle persone passi attraverso abitudini mentali sane porta il corpo aziendale a prendere possesso di loro stessi, giungendo così a una forma di indipendenza emotiva, fisica e cognitiva con l’obiettivo di crescere dal punto di vista delle proprie funzionalità. Il fine ultimo, dunque, è quello di raggiungere l’inter-indipendenza, ovvero un’autonomia che riguardi tutti, professionisti e clienti.
Maia Barilari, laureata in Scienze filosofiche in UNIMC, si è voluta soffermare sui requisiti principali di un buon candidato e su come si affronta un colloquio di lavoro.
La prima caratteristica fondamentale è la consapevolezza di sé, cioè la capacità di guardarsi a distanza per poter capire quali abilità ci appartengono per poterne usufruire nel mondo del lavoro. Per arrivare preparati ad un colloquio è fondamentale avere un abbigliamento consono all’ambiente per cui ci si sta proponendo e dimostrare di conoscere l’azienda (il settore nel quale opera, i progetti nei quali è coinvolta, la missione e i valori che la guidano, il suo posizionamento sul mercato).
Inoltre, un buon candidato è protagonista di ciò che fa e di ciò che gli accade: evidenzia al recruiter i punti di contatto tra le proprie competenze/attitudini e le competenze richieste dall’azienda; pone domande al recruiter su temi aziendali che vorrebbe approfondire; propone spunti su ambiti/progetti in cui potrebbe spendersi. Mostrarsi proattivi e alla ricerca di feedback funzionali al proprio miglioramento sono caratteristiche che aiutano a fare una buona impressione durante il colloquio.
Essere focalizzati sui propri obiettivi contribuisce a comunicare la propria determinazione e affidabilità come persone: un atteggiamento sicuro, una presentazione di sé volta a far emergere i punti più interessanti per il recruiter e l’abilità di comunicare in maniera chiara e diretta lo testimoniano.
Esperienza laboratoriale
Il tipo di attività che ci è stato proposto è stato quello di chiudere gli occhi e immaginare di svegliarci il giorno del nostro trentacinquesimo compleanno. Indirizzati da alcune domande, abbiamo fantasticato sul nostro futuro e questo ci ha aiutato a riflettere e a prendere consapevolezza delle nostre aspirazioni.
A che ora ti sei svegliato?
Cosa vedi fuori dalla finestra?
Quali vestiti hai scelto?
Quale mezzo di trasporto hai preso per andare a lavoro?
Cosa vedi nel tragitto per raggiungere il posto di lavoro, se ne devi compiere uno?
Quanto tempo impieghi ad arrivare al lavoro?
Qual è il tuo “posto di lavoro”?
Hai colleghi? Quanti? Chi sono?
Gestisci un team/hai un ruolo di responsabilità? Hai dei superiori?
Cosa fai durante la pausa pranzo?
Pratiche filosofiche per tutte le età
Michele Feliziani, Rino Lo Monaco, Evelyn Manoni, Greta Mancini, Alessandro Maranesi, Marina Marini (ConsiderAzioni)
Michele Feliziani, Rino Lo Monaco, Evelyn Manoni, Greta Mancini, Alessandro Maranesi, Marina Marini, sono i membri di ConsiderAzioni, un gruppo di ricerca nato all’interno del Corso di Filosofia, nel Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Macerata. Questo incontro, svolto alla fine della prima giornata di Futurità, ci ha permesso di approfondire un nuovo modo di pensare la filosofia, come una disciplina applicata alla vita nelle sue diverse articolazioni e a tutte le età attraverso la presentazione del progetto Philosophy with/for children and with/for community. L’obiettivo è quello di costruire, attraverso il dialogo e la relazione, una vera e propria comunità di ricerca, dove ognuno si senta libero di esprimersi, di comunicare in gruppo, e di veder rispettata la propria prospettiva sulla realtà.
Il progetto è rivolto a bambini/e o ragazzi/e dai 3 ai 18 anni, con la finalità di promuovere lo sviluppo logico, critico e creativo del pensiero, ma anche l’emotività e gli stati d’animo; si cerca di attingere a sviluppare una maggiore conoscenza esteriore e legata all’altro e alle cose del mondo ed interiore, del proprio sé.
Le esperienze di collaborazione messe in atto dai membri dell’associazione e gli insegnanti puntano a trattare insieme agli studenti alcune tematiche importanti: tra queste l’inclusività e la paura.
Esperienza laboratoriale
Dopo un momento iniziale dove ci è stata presentata l’associazione e i compiti che essa svolge nel sociale, sono seguite tre attività in cerchio, da cui noi studenti abbiamo avuto la possibilità di ricavare un momento di condivisione e di incontro.
Durante la prima esperienza ci è stato chiesto di esplicitare uno alla volta le nostre aspirazioni future a livello professionale, permettendoci di mettere in luce l’insieme di emozioni che la tematica ci suscitava. La paura e il dubbio di alcuni, o al contrario, la sicurezza e la certezza di altri, che ci ha unito come comunità e ha aperto degli spunti di riflessione rilevanti su quello che per degli studenti del terzo anno di università è un argomento assai delicato.
In un secondo momento ci è stato chiesto di riflettere su quale sia quella caratteristica che nel proprio lavoro non dovrà mai mancare, di cui non potremmo mai fare a meno e di scriverla su dei post-it. Tra gli argomenti emersi molti erano concordi nell’affermare che nel proprio lavoro uno degli elementi essenziali è il contatto con le persone, che per noi filosofi è fonte costante di arricchimento e di crescita; per altri era necessario che la propria unicità e creatività potesse sempre rivelarsi senza mai essere inibita da costrizioni o limiti esterni. Ovviamente è stata anche sottolineata la necessità di un lavoro che dia una stabilità economica alla propria vita, e quindi che oltre ad essere soddisfacente sia anche fonte di sostentamento.
La terza e ultima attività, collegata alla seconda, consisteva nel riprodurre materialmente ciò che avevamo scritto sul post-it, con materiale utilizzato dai bambini nel realizzare dei lavoretti (colori, fogli, stoffe, nastri, brillantini).
Secondo giorno:
La figura del filosofo come project manager
Giorgio Tintino (Fondazione LavoroperlaPersona)
Giorgio Tintino, dottore di ricerca in Filosofia e Teoria delle scienze umane (Unimc), è da diversi anni project manager di LavoroperlaPersona, un Ente del Terzo Settore e una Fondazione di Partecipazione senza scopo di lucro nata nel 2011, con sede a Roma, a Offida (AP) e a Rosora (AN).
Il concetto che ispira la Fondazione risiede nell’idea che il lavoro sia un bene a cui è impossibile rinunciare, per questo è necessario che esso sia oggetto di attenzione, tutela, fondamento di democrazia e civiltà, mezzo per ricercare benessere materiale e spirituale, fonte di realizzazione personale. Il lavoro deve porsi “a servizio della persona” per permettere ad ognuno di assecondare i propri talenti, e in modo da arricchire la propria persona.
Giorgio Tintino ha avvicinato noi studenti in Filosofia alla figura del project manager e alle potenzialità che, come filosofi, possiamo applicare a questa professione. Il project manager si occupa principalmente di “far funzionare le cose”, quindi nello specifico di usufruire delle risorse necessarie per realizzare progetti: deve essere in grado di saper applicare uno sguardo d’insieme sulla realtà, cogliere quali sono le priorità del progetto e riuscire a delegare agli altri le mansioni in maniera adeguata. Avere una laura in filosofia in questo tipo di incarico è un elemento a favore del singolo; colui che intraprende un percorso di formazione filosofico, a differenza di altri corsi di laurea, sviluppa la capacità di riuscire a spaziare al di là di sé, di ascoltare e vedere l’altro, e dare dignità alle persone e alle proprie storie.
È anche importante essere inclini alla curiosità e alla contaminazione: immergersi in nuovi linguaggi e modi di interagire con la realtà, mettersi in contatto con un pubblico più ampio facendo uso anche dei nuovi strumenti e nuove piattaforme social.
Domande degli studenti
Qual è il progetto principale dell’Ente? Quali sono le fasi della realizzazione di un evento culturale?
Risposta: ll progetto principale della Fondazione LavoloperlaPersona è il film festival, un evento culturale che in questo anno, 2023, si è tenuto a settembre ad Offida. Prendendo come esempio proprio questo progetto, ci è stato spiegato come procedere per poter realizzare un evento culturale: per prima cosa è necessario ideare il concept del festival e una volta individuato si procede con una fase di scrittura, realizzazione e condivisione del concept. Si avvia una serie di procedure per contattare e ingaggiare ospiti, film e organizzare in maniera logistica lo spazio: il luogo in cui tenere il festival, le sedie, il catering e la stampa dei materiali. Infine, dopo aver definito il programma dell’evento ed aver stabilito il budget si mette a punto il piano di promozione (social e non) del progetto; l’ultima fase è dedicata all’eventuale risoluzione dei possibili problemi che si presentano.
Qual è il consiglio che daresti a chi vuole avviare una propria associazione culturale?
Risposta: il punto di partenza fondamentale è cercare degli sponsor che possano finanziare le iniziative così da avere una stabilità economica. È importante mantenere una certa costanza, con persone fidate che vogliano investire tempo e risorse.
Donare una nuova vita ad un luogo abbandonato: come il passato ci chiama e risuona nel presente
Laura Caruso (CasermArcheologica)
Laura Caruso è project manager e direttrice, insieme a Ilaria Margutti, di CasermArcheologica, un'associazione che nasce dalla speranza di restituire a luoghi abbandonati e spersonalizzati una nuova vita. Questo progetto comincia a Sansepolcro, più precisamente a palazzo Muglioni, luogo storico risalente al 1536; era la dimora di Minerva Muglioni, che teneva qui salotti culturali e le sue opere d’arte.
Il palazzo diventerà Caserma dei Carabinieri e, a fine anni ’80, verrà adattato a succursale scolastica, per poi rimanere in un silenzio che durerà trent’anni, fino a che l’insegnante Ilaria Margutti iniziò ad occuparsi con i suoi studenti della struttura. Entreranno per la prima volta nel palazzo nel 2013, ripulendo l’edificio e arricchendolo di nuove forme di espressione: con la creazione di mostre, concerti, coinvolgendo i ragazzi in attività proattive e interazionali, per promuovere un dialogo interculturale e intergenerazionale. Palazzo Muglioni ospiterà un periodo florido dal punto di vista culturale, fino al 2015, quando verrà sgomberato nuovamente dai Vigili del fuoco, interrompendo la ricchezza emotiva e espositiva delle mostre svoltesi al suo interno.
Nel settembre 2016, dopo una lunga fase di progettazione, l’Associazione partecipò al bando Culturability, promosso da Fondazione Unipolis, e lo vinse con l’aiuto dell’Architetto Monica Gnaldi Coleschi.
Diedero spazio il 9 luglio 2017 alla mostra Agibile: uno luogo dove si possa entrare e agire. In questa occasione è stata riproposta una delle esperienze di formazione personale agli studenti: realizzare un diario in sei mesi, in cui i ragazzi potessero esprimersi con parole e immagini, partendo dalle suggestioni suscitate dalle opere di artisti contemporanei; la scrittura viene infatti considerata da Laura Caruso uno strumento che abilita la ricerca di sé, che può trasformarsi in una “palestra per l’immaginazione”.
Il palazzo come uno spazio modellabile e in continua trasformazione ha ospitato e continua ad ospitare diverse occasioni di formazione culturale che hanno riabilitato la funzione del luogo.
L’associazione è riuscita anche grazie a Culturability ad entrare in contatto con luoghi abbandonati, spazi poco utilizzati che diventano luoghi di promozione e produzione culturale e di incontro. Nell’organizzazione di questi eventi l’associazione si avvale dell’aiuto di architetti, urbanisti, artisti, giuristi, associazioni, singole persone, esperti in economia e in politiche sociali. Da allora hanno potuto accedere a numerosi altri programmi dedicati alla Rigenerazione Urbana, promossi da Enti pubblici e privati.
Domande degli studenti:
Quello che ci ha proposto è un progetto affascinante, però per noi ragazzi sarebbe interessante capire: come è arrivata a realizzare ciò che CasermArcheologica è ora?
Risposta: Il desiderio iniziale dell’associazione era di essere aperti tutti giorni, di dare alle persone motivazioni diverse per frequentare il luogo, variando le attività da poter vivere al suo interno, e la speranza di poter offrire a coloro che sono coinvolti nel lavoro quotidiano una stabilità a tempo indeterminato. Per fare ciò era necessario sia possedere denaro, sia avere a disposizione le competenze necessarie, che in un paese come San Sepolcro, a differenza delle grandi città come Bologna, possono mancare (ad esempio l’impatto dei social sulla promozione delle attività).
A dieci anni dalla prima apertura, nel 2012, CasermArcheologica è oggi aperta tutti i giorni e in estate anche la domenica, ottenendo un numero di ingressi elevato: nel 2022 sono arrivati a contare fino a 5000 ingressi e nei primi mesi del 2023 fino ad ottobre il numero è aumentato fino a 6000 ingressi a pagamento e gratuiti, tra frequentanti abituali, turisti, partecipanti ad attività del territorio.
Cosa è possibile fare a CasermArcheologica?
Risposta: Visitare mostre, fare laboratori, partecipare ad eventi culturali diversi, lavorare e studiare in autonomia, avere sostegno nei compiti, imparare l’italiano L2, fare riunioni, incontri aperti al pubblico e informarsi.
Che cosa ci ha dato Futurità?
L’impatto degli incontri
Questi incontri ci hanno aperto varie declinazioni del senso di futuro. Trovarsi di fronte a persone che hanno conseguito la laurea in Filosofia e hanno intrapreso percorsi nettamente diversi l’uno dall’altro ci porta a ripensare l’idea ormai consolidata che la filosofia sia una disciplina esclusivamente accademica.
La filosofia applicata alla vita ci dona i mezzi per renderla meno statica e più versatile alle esigenze di ogni persona. I diversi incontri ci hanno permesso di essere consapevoli che la formazione filosofica apre ad uno sguardo su una realtà mai definitivo, ma in contatto con il mondo nelle sue sfaccettature.
Feedback degli studenti
Il riscontro di alcuni studenti e studentesse a questa edizione di Futurità è stato in linea di massima positivo e arricchente sia dal punto di vista umano che informativo. I momenti maggiormente apprezzati sono stati quelli di dialogo e quelli laboratoriali perché hanno consentito di generare diverse situazioni di interazione bidirezionale e non solamente frontale, non solo con i membri delle associazioni e aziende ma anche con gli altri studenti.
Abbiamo avuto modo di ricordare che non siamo soli di fronte alla paura del futuro ma che respiriamo quotidianamente la vita di una comunità universitaria in cui riconoscerci.
* Eleonora Gasparoni e Eleonora Giampieri sono studentesse del Corso di Laurea in Filosofia, Università di di Macerata

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