«In tutto ciò che facciamo dobbiamo metterci studio, cuore e cervello»

 *di Arianna Fermani

Un ricordo – partecipato, commosso e soprattutto vissuto - del professor Maurizio Migliori, profondo e raffinato studioso del pensiero antico e grande maestro.

 Parole chiave: Maurizio Migliori, insegnamento, pensiero antico, multifocal approach


 

«Lascerò qualcosa, discendenti, libri e ricordi, ma anche troppe cose incompiute. Forse è il nostro destino comune. Si parva licet componere magnis, anche a Mosè capitò lo stesso. Dio gli mostrò da un monte la terra che gli aveva promesso e gli disse che lui non vi sarebbe mai entrato. De Benedetti commenta con un bellissimo testo rabbinico. Disse il rabbi Tarfòn: “Non tocca a te compiere l’opera ma non sei libero di sottrartene”. Quindi sia la fatica fatta, sia l’opera restano» (M. Migliori, Tempi tristi? No, meglio il solito “tempi difficili”, auguri per l’anno accademico 2021-2022).

Il 3 novembre del 1991, in un’aula C gremita di studenti e studentesse, il professor Maurizio Migliori iniziava il suo corso sul Parmenide di Platone (su cui aveva da poco pubblicato, per Vita e Pensiero, il suo saggio Dialettica e verità. Commentario filosofico al "Parmenide" di Platone). Con questa lezione, a cui ho avuto il privilegio di assistere e che rappresentava il primo passo di un percorso di vita e di ricerca che, evidentemente, allora non potevo neanche lontanamente prefigurare, iniziava anche la sua carriera di docente universitario, che proseguì, sempre nella nostra Università, fino al 2015 (dapprima come Professore Associato e poi, dal 2001, come docente Ordinario).

«Io, per voi, sono solo un’opportunità. Potete scegliere di coglierla oppure no». Sono le parole con cui Migliori si rivolgeva spesso ai suoi studenti, con cui si intratteneva spesso, dopo le lezioni, nel suo studio.

Da allora, sotto la sua guida, si sono formate intere generazioni di giovani, per molti dei quali Migliori ha rappresentato un incontro letteralmente decisivo.

Ebbe la lucida consapevolezza di dedicarsi, per usare le sue stesse parole, «ad un mestiere insieme bellissimo e impossibile», sempre condotto all’insegna dell’assoluto rispetto e al servizio del testo, che lo storico della filosofia deve considerare per così dire “sacro” e ritenere come imprescindibile punto di riferimento; al rigore combinò costantemente passione, cura e assoluta onestà, sul piano intellettuale e morale.

In tutti gli anni dell’insegnamento universitario, continuato peraltro anche dopo il 2015 (anno del suo pensionamento), in qualità di docente a contratto (per nulla scoraggiato dalla lunghezza del viaggio da Cantù, dove risiedeva, fino a Macerata), egli ha incarnato magnificamente le parole di don Lorenzo Milani secondo cui «il sapere serve solo per essere dato».

Di sé amava spesso denunciare, con la sua nota e consueta ironia, la “stranezza”, che altro non era se non l’espressione di una feconda a-topia, capace di esprimersi soprattutto nelle trame di una vita complessa e straordinariamente ricca, in grado di unire all’altissimo impegno dal punto di vista teorico, il vibrante e appassionato impegno politico, lo “stile”, l’umanità e la generosità: «Le tante tracce lasciate – con una generosità debordante – da Maurizio Migliori dentro l’Università segnalano la sua piena consapevolezza delle trasformazioni in atto e, al contempo, una coraggiosa capacità di non abdicare alla responsabilità intellettuale della verità» (S. Labate, Il tradimento degli intellettuali, in A. Fermani-L. Palpacelli, «Una vita senza ricerca non è degna di essere vissuta», Scritti in memoria di Maurizio Migliori, Morcelliana, Brescia, in uscita).

Infaticabile anche la sua attività di organizzatore di convegni che hanno richiamato a Macerata, per decenni, studiosi da tutto il mondo, avviando dibattiti, dando origine a importanti reti di collaborazione e a pubblicazioni di grande rilievo sul piano nazionale e internazionale.

All’interno della cosiddetta “scuola di Macerata”, costituitasi negli anni grazie al suo magistero, viene elaborato quello che è stato chiamato il paradigma del Multifocal Approach, paradigma che nasce dagli Antichi ma che risulta straordinariamente illuminante e fecondo ancora oggi, visto che si configura come una esigenza di fedeltà alla realtà e come un tentativo di lettura del reale stesso al fine di salvaguardarne la ricchezza e la polivocità.

Il Multifocal Approach, a cui la scuola da lui fondata ha dedicato vari convegni e varie pubblicazioni, oltre ad essere stato verificato rispetto al pensiero di Platone, ha trovato conferme significative e puntuali anche in Aristotele e, più in generale, nel pensiero antico, come attesta anche il manuale Filosofia antica Una prospettiva multifocale, Scholé, Brescia 2020, di cui Migliori stesso è stato curatore e coordinatore.

«In tutto ciò che facciamo dobbiamo sempre metterci studio, cuore e cervello». Può essere sintetizzato con le sue stesse parole il lascito straordinario del suo insegnamento, frutto di un pensiero profondamente “saturo di vita”, dono immortale di un vero Maestro, che ha saputo costantemente porsi all’altezza del proprio compito: «Spesso gli amici mi chiedono come faccio a far scuola e come faccio ad averla piena. Insistono perché io scriva per loro un metodo, che io precisi i programmi, le materie, la tecnica didattica. Sbagliano la domanda. Non dovrebbero preoccuparsi di come bisogna fare scuola, ma solo di come bisogna essere per poter far scuola» (Progetto Lorenzo, Centro Documentazione Don Lorenzo Milani, Scuola di Barbiana, 1998).


*Arianna Fermani è docente di Storia della Filosofia Antica presso l’Università degli Studi di Macerata 

 https://docenti.unimc.it/arianna.fermani

 

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