di Veronica Guardabassi*
Parole chiave: dialogo intergenerazionale, ageismo, benessere, sviluppo, comunità
Il
dialogo tra le generazioni è oggi spesso ostacolato da pregiudizi culturali e
sguardi di condivisa estraneità che creano barriere e ostacolano la
comprensione reciproca. Eppure, una volta accolta la differenza, si apre uno
spazio di autentico incontro, di riconoscimento e di co-costruzione di nuove
vicinanze che non si fermano all’oggi, ma guardano lontano.
In questa prospettiva, esploreremo il ruolo del dialogo intergenerazionale.
Negli ultimi anni, il progresso medico, scientifico e tecnologico ha trasformando radicalmente la quotidianità, comportando cambiamenti di natura sociale, economica e psicologica che hanno accentuato il divario tra generazioni e reso complessa la comprensione reciproca (Cavalli, 2022).
Tale distanza rende i giovani quasi irriconoscibili agli occhi degli
anziani, mentre questi ultimi vengono percepiti come figure lontane dalle nuove
generazioni. Ne consegue una frattura che, se trascurata, può diventare
fuorviante e costituire una fonte di malessere. Senza il confronto, non
riusciamo più a vedere negli altri e nelle altre né chi eravamo, né chi saremo.
Il dialogo intergenerazionale è invece lo strumento che trasforma il tempo in
uno specchio, permettendoci di costruire la nostra identità attraverso il
legame tra passato e futuro. Se l'anziano/a rappresenta per il giovane e la
giovane una proiezione del domani, bambini/e e adolescenti rievocano nella
persona anziana il ricordo della propria giovinezza (Gecchele & Meneghin,
2016). Lo sguardo rivolto al passato permette alla generazione della terza età
di rielaborare con maggiore consapevolezza il tempo trascorso, aprendo una
riflessione profonda sul proprio cammino. Al contempo, la figura dell'anziano o
dell’anziana offre alle nuove generazioni un'idea di futuro, contribuendo a
orientarne le scelte e la direzione di vita. Tuttavia, se il divario diventa
incolmabile, il riconoscimento reciproco viene meno, il dialogo diventa muto,
impedendo lo sviluppo della persona e l'arricchimento che nasce dall'incontro
con l'altro.
La situazione è ancora più ardua quando le differenze si cristallizzano
in pregiudizi e stereotipi sociali. Non a caso è stato coniato il termine ageismo,
per definire il pregiudizio basato esclusivamente sull'età (Butler, 1969).
Poiché la mente umana tende a semplificare la realtà in categorie, essa finisce
per etichettare anche gli individui all'interno di gruppi sociali omogenei.
Questo processo di categorizzazione porta a percepire i membri di un gruppo
come identici tra loro, attribuendo a tutti le medesime caratteristiche. Gli
stereotipi così generati diventano una "bussola" distorta della
comprensione della realtà sociale, poiché sebbene nascano da un'esigenza di
stabilità e di semplificazione che è funzionale alla nostra comprensione, essi
possono trasformarsi in condotte condizionate dal pregiudizio. Sebbene
la ricerca si sia inizialmente concentrata sulle persone anziane come uniche
vittime dell'ageismo, studi successivi hanno ampliato l'orizzonte sul tema,
mostrando che anche i giovani e le giovani subiscono discriminazioni legate
all'età (De la Fuente-Núñez et al., 2021). Infatti, mentre le nuove generazioni
vengono spesso sottovalutate nelle competenze e tacciate di pigrizia o
privilegio, gli anziani e le anziane sono ritenuti un peso per la società e
incapaci di adattarsi ai cambiamenti che sono avvenuti.
Le distanze, più o meno silenti, possono paradossalmente ridursi proprio attraverso la vicinanza. L’ipotesi del contatto formulata da Allport nel 1954 suggerisce che le esperienze condivise tra membri di gruppi sociali differenti offrano la possibilità di riformulare i propri stereotipi e di attuare comportamenti orientati alla relazione. Difatti, il contatto in contesti caratterizzati da uguaglianza, obiettivi comuni, assenza di competizione e presenza di supporto istituzionale facilita il superamento del pregiudizio, permettendo di rivedere le proprie opinioni personali. I programmi di educazione intergenerazionale basati su tale principio, come i modelli “Positive Education about Aging and Contact Experiences” (PEACE, Levy, 2018), dimostrano che le esperienze cooperative tra giovani e anziani/e, se supportate dal contesto, rappresentano un elemento chiave nella riduzione degli atteggiamenti negativi sulle diverse età.
Una volta superato il pregiudizio, il dialogo intergenerazionale, se
opportunamente strutturato (Jarrott et al., 2021), è capace di tessere
connessioni profonde tra anziani e diverse fasce generazionali (dai nuovi
lavoratori agli/alle adolescenti, fino ai bambini e alle bambine della scuola
primaria o dell’infanzia) favorendo numerose opportunità di crescita e sviluppo
del Sé (Gualano et al., 2018; Petersen, 2023). Per la popolazione anziana, tali
attività generano ricadute positive sulla salute, sul benessere psicologico e
sulla qualità della vita, favorendo al contempo la trasmissione di saggezza e
la costruzione di solide reti sociali. Parallelamente, i giovani e le giovani
traggono vantaggi significativi in termini di abilità sociali, autostima e
crescita personale, oltre a riscontrare migliori risultati anche in contesti
accademici.
Un’esperienza a chilometri (quasi) zero per l’Università di Macerata è rappresentata
dal Circolo Acli Castelnuovo-aps di Recanati. L’associazione ha realizzato
presso i propri locali un centro estivo intergenerazionale in cui bambini,
bambine e persone anziane, guidati da personale esperto, hanno condiviso alcuni
momenti di quotidianità attraverso dei laboratori educativi. Le persone anziane
hanno trasmesso saperi pratici — dal cucito alla falegnameria, fino alla
preparazione della pasta fresca — permettendo ai/alle giovani partecipanti di
realizzare manufatti concreti da portare a casa. I risultati raccolti
suggeriscono un miglioramento della percezione dell'anziano/a da parte dei
bambini e delle bambine, ora ritenuto/a più competente, e un incremento del
benessere psicologico nella terza età (Guardabassi, 2025). Sul piano
psicosociale, l'esperienza ha favorito nei bambini e nelle bambine una maggiore
consapevolezza delle proprie abilità, mentre negli anziani e nelle anziane ha
alimentato un rinnovato senso di generatività e soddisfazione relazionale
(Guardabassi, 2024). Inoltre, al di là dei dati documentati, le voci dei protagonisti/e
dell’esperienza suggeriscono l’innestarsi di un vero circolo virtuoso per
l’associazione. Diversi partecipanti hanno intrapreso percorsi di volontariato,
offrendo il proprio contributo in altri rami dei servizi offerti; altri hanno
intensificato la propria presenza alle attività sociali. È andato così a
consolidarsi un nuovo dinamismo che ha contribuito a ridurre l’isolamento
sociale e rigenerare il tessuto relazionale, alimentando nuove connessioni sia
a livello intergenerazionale che comunitario.
In tal senso, promuovere l'incontro tra generazioni non è solo una
scelta educativa, ma un atto di responsabilità verso il bene comune. In un
mondo attraversato da crisi profonde, la costruzione di ponti tra giovani e
anziani/e risponde all'urgenza di una rinnovata coesione sociale, capace di
trasformare una distanza percepita in una rinnovata vicinanza e vita di
comunità.
*Veronica Guardabassi è ricercatrice di Psicologia dello Sviluppo e dell’Educazione presso
il Dipartimento di Studi Umanistici (Unimc): https://docenti.unimc.it/veronica.guardabassi
Bibliografia
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Butler, R. N. (1969). Age-ism:
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Canedo-Garcia, A., Garcia-Sanchez, J. N., & Pacheco-Sanz,
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Cavalli, A. (2022). Disuguaglianze e discontinuità tra le
generazioni. Politiche Sociali, 79-90.
De la Fuente-Núñez, V., Cohn-Schwartz, E., Roy, S.,
& Ayalon, L. (2021). Scoping
review on ageism against younger populations. International journal of
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Gecchele, M. & Meneghin, L. (2016). Il dialogo
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Gualano, M. R., Voglino, G., Bert, F., Thomas, R., Camussi,
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Guardabassi V. (2024, August 1-8). Luoghi di incontro
intergenerazionali: conoscersi e riconoscersi [Conference presentation]. XXV World Congress of Phylosophy, Rome, Italy
Guardabassi, V. (2025). Improving
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Jarrott, S. E., Scrivano, R. M.,
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Petersen, J. (2023). A meta-analytic
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