di Elisabetta Patrizi*
Lo scorso dicembre si è chiuso il terzo congresso della Società Italiana per lo Studio del Patrimonio Storico-Educativo (SIPSE), che si è incentrato sul fruttuoso connubio tra patrimonio storico-educativo e Public History.
Parole chiave: patrimonio storico-educativo, Public History of Education, beni culturali della scuola, storia dell’educazione.
Quando parliamo di patrimonio storico-educativo siamo davanti ad una particolare categoria di patrimonio culturale, che rimanda ad un composito insieme di beni, in grado di spaziare dai beni di natura archivistica e libraria (ad es. manuali scolastici, libri per l’infanzia e la gioventù, diplomi, certificati, prove d’esame etc.) ai beni materiali di diversa tipologia (ad es. edifici scolastici, sussidi didattici, arredi, oggetti del corredo dello scolaro, articoli di cancelleria, strumenti di scrittura, capi di abbigliamento etc.) fino ai beni immateriali, che non hanno una natura tangibile (ad es. pratiche didattiche, costumi educativi, rituali scolastici etc.) (1).
La ricerca storico-educativa italiana si dedica da tempo allo studio e alla valorizzazione del patrimonio storico-educativo, forte anche delle suggestioni arrivate dal contesto spagnolo e anglosassone. Ma accanto all’attività di ricerca sui beni culturali dell’educazione si è registrato negli anni anche il sorgere di particolari realtà museali (di cui il Museo della scuola “Paolo e Ornella Ricca” di Macerata rappresenta un esempio di eccellenza) (2), le quali costituiscono una testimonianza concreta del crescente interesse nei riguardi del patrimonio storico-educativo capace di intercettare e promuovere iniziative proiettate al di fuori dell’ambito strettamente accademico.
Forte di questa consapevolezza la Società Italiana per lo Studio del Patrimonio Storico-Educativo (SIPSE), nel corso della sua giovane storia (che risale al 2017, anno della sua fondazione) si è impegnata per esplorare, incoraggiare e divulgare le molteplici potenzialità del patrimonio storico-educativo, sia sul piano della ricerca storico-educativa, che su quello della sperimentazione didattica. Su questo fronte molte sono state le iniziative editoriali e convegnistiche promosse. Tra le più recenti vanno annoverate quelle legate all’ultimo convegno della SIPSE, che è stato incentrato sul tema Il patrimonio storico-educativo come fonte per la Public History of Education. Tra buone pratiche e nuove prospettive.
Il convegno, di cui è disponibile il Book of Abstracts e di cui presto saranno pubblicati gli atti (3), si è svolto nelle giornate del 14 e 15 dicembre 2023 presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. L’evento ha richiamato 130 partecipanti provenienti da diversi Paesi (Brasile, Francia, Grecia, Italia, Messico, Paesi Bassi, Portogallo, Spagna, Svizzera, Ucraina) e ha permesso di mettere a fuoco diverse proposte ed esperienze di Public History of Education applicate al patrimonio storico-educativo (4). Il Convegno ha saputo vincere la scommessa iniziale da cui era partito, permettendo di esplorare diversi modi di attraversare e raccontare i beni culturali della scuola e dell’educazione, al di là delle ormai consuete chiavi di lettura legate alla ricerca e alla didattica, dimostrando che è possibile, oltre che doveroso, allargare il circuito degli interlocutori ed interpreti di questo patrimonio culturale “ad alto impatto emotivo”, con l’obiettivo di includere pubblici di non specialisti, i quali non rappresentano solo dei nuovi destinatari del messaggio storico, ma possono rivelarsi protagonisti a tutti gli effetti del lavoro di ricostruzione storica, senza per questo rinunciare al rigore e alla serietà della ricerca.
In questa direzione sono stati illuminanti le suggestioni presentate nella conferenza inaugurale, Making The History Of The School Together/Construyendo la historia de la escuela entre todos, tenuta da Francisca Comas Rubí, responsabile del gruppo di studio sulla storia dell'educazione IRIE (Università delle Isole Baleari, Spagna), così come quelle avanzate nella conferenza di chiusura, Looking at (and beyond) the classroom as a pedagogical space. Towards a material history of educational practices, tenuta da Inés Dussel, Presidente dell’International Standing Conference for the History of Education (ISCHE).
Nuove traiettorie di lavoro sono state suggerite dai membri del Gruppo di Lavoro Permanente dell'ISCHE sulla Public History of Education, ovvero: Gianfranco Bandini (Università di Firenze), Sjaak Braster (Università Erasmus Rotterdam) e Frederik Herman (Scuola universitaria professionale della Svizzera nordoccidentale), che hanno illustrato le peculiarità dei Public History of Education Manifestos. Di grande rilievo è stato l’intervento di sintesi e, insieme, di prospettiva di Serge Noiret, presidente dell’Associazione Italiana di Public History (AIPH), che ha permesso di inquadrare le nuove sfide a cui sono chiamati gli storici dell’educazione intenzionati a perseguire la strada della Public History.
Un momento di confronto interessante è nato dalla tavola rotonda Historical-educational heritage and Public History of Education: the point of view of the scientific societies, nell’ambito della quale alcuni degli esponenti delle principali società scientifiche internazionali di ambito storico-educativo hanno rappresentato lo stato dell’arte sulle esperienze di applicazione della Public History of Education promosse nei propri Paesi. Sono intervenuti a questa tavola: Luis María Naya Garmendia (Presidente della SEPHE, Spagna), Marie Vergnon e Patricia Legris (esponenti dell’Association Transdisciplinaire pour les Recherches Historiques sur l’Education, ATRHE, Francia), Panagiotis Kimourtzis (Presidente della Greek Society of Education, GSEH), Maria del Mar del Pozo Andrés (Presidente della SEDHE, Spagna), Luciane Sgarbi Santos Grazziotin (Presidente dell’Associação Sul-Rio-Grandense de Pesquisadores em História da Educação, Brasile), Raquel Pereira Henriques (rappresentante dell’ Associação de História da Educação de Portugal), Wolfgang Sahlfeld (rappresentante del gruppo di lavoro di Storia dell’Educazione SSRE, Svizzera).
Il Convegno ha dimostrato, ancora una volta, come la narrazione storica deve ricucire il rapporto con la società civile, individuando linguaggi e forme di comunicazione capaci di portare gli studi storici fuori dalle torri d’avorio dei singoli studiosi, per raggiungere pubblici diversificati per età, interessi e provenienze socio-culturali. Si tratta di una direzione che risponde all’attuale congiuntura socio-culturale, in cui si chiede alle università, alle società scientifiche e agli accademici di incontrare il territorio, di ascoltarne domande ed esigenze, al fine di proporre una ricerca più impattante a livello sociale, capace di lasciare il segno nelle vite delle persone e delle comunità.
Note:
1. Cfr. J. Meda, La conservazione del patrimonio storico-educativo: il caso italiano, in J. Meda, A.M. Badanelli (a cura di), La historia de la cultura escolar en Italia y en Espana: balance y perspectivas, Macerata, EUM, 2013, pp. 171-173.
2. Si rimanda al sito istituzionale del Museo: https://museodellascuola.unimc.it/.
3. Il Book of Abstracts del III Congresso SIPSE è stato pubblicato dall’eum di Macerata ed è liberamente disponibile in full text <https://eum.unimc.it/it/catalogo/825-il-patrimonio-storico-educativo-come-fonte-per-la-public-history-of-education-tra-buone-pratiche-e-nuove-prospettive> (ultimo accesso: maggio 2024). Gli atti del convegno sono in corso di pubblicazione e saranno anch’essi fruibili in open access all’interno della collana della SIPSE Thesaurus scholae <http://www.sipse.eu/collana-thesaurus-scholae/> (ultimo accesso: maggio 2024).
4. Sul tema della Public History of Education si veda E. Patrizi, La Public History of education: una nuova prospettiva per la ricerca e per la didattica, in PhiloBlog <https://philoblogunimc.blogspot.com> (ultimo accesso: giugno 2024).
* Elisabetta Patrizi è professore associato di storia della pedagogia e si occupa di storia dei processi educativi, di storia delle istituzioni educative e di trattatistica educativa, con specifico riguardo per il contesto italiano di età moderna e contemporanea (https://docenti.unimc.it/elisabetta.patrizi)
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